Questa icona rimanda totalmente al vangelo di Giovanni, bensì al capitolo 10:

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

La porta è presumibilmente l’arcata con colonnato alle spalle di Gesù: egli è totalmente inserito in essa e ne occupa tutto lo spazio, divenendone un tutt’uno proprio per evidenziare e rafforzare il concetto che l’unico modo per salvarsi è quella di varcare la porta della salvezza, cioè Cristo stesso.

Ma Gesù è anche il buon Pastore, colui che andando in cerca della pecora smarrita e avendola trovata sé, la carica sulle spalle e la conduce in salvo;

 In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione». (Lc 15,3-7)

Le iscrizioni ai lati IC e XC (sono le prime e le ultime lettere del nome di Gesù Cristo in greco, rispettivamente indicano Iesus e Cristos (C=S, in greco e anche in cirillico, X =CHI) nonché il nimbo dorato con la croce iscritta (segno di gloria, come è tipica dei primi secoli della Chiesa e mantenuta tale nella tradizione orientale) confermano la Persona Divina, Gesù Cristo il Salvatore. Anche le vesti hanno una simbologia importante: indicano le due nature del Figlio; il rosso della tunica sottolinea la natura divina (è il colore della tunica che l’imperatore romano vestiva proclamandosi dio). Blu invece il mantello (imation) ad indicare l’umanità, Dio che si fa uomo per salvarlo.
Il bastone appoggiato al braccio sinistro seppur semplicemente di legno e privo di ogni orpello regale, simboleggia lo scettro di colui che seppur umile. mantiene la potestà come guida del suo popolo.

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