L’icona è stata scritta intorno al 1422 in onore della canonizzazione di Sergio di Radonez, fondatore del monastero dedicato alla SS. Trinità dove Rublëv viveva e del quale era figlio spirituale. È un’opera molto famosa ed è stata definita “l’icona delle icone” quasi un secolo dopo dal Concilio dei Cento Capitoli per la sua profondità spirituale e la maestria del linguaggio simbolico.
Analizzandone la struttura di base notiamo come i tre angeli, rappresentazioni della SS. Trinità vengano perfettamente inscritti in un cerchio immaginario… cerchio che simboleggia la perfezione dell’amore trinitario poiché come la figura geometrica essa non ha ne inizio ne fine. Ugualmente le tre figure angeliche vengono impostate su un triangolo la cui base possiamo notarla sulla linea superiore del tavolo e il cui vertice è dato dal capo dell’angelo al centro, il triangolo stabilisce la posizione della tre figure. All’interno del cerchio, scorrendo il profilo delle due figure laterali scopriamo la forma di una coppa che contiene sia quella piccola presente sul tavolo sia la figura centrale che risulta essere Gesù Cristo l’agnello Redentore.

Dal punto di vista delle tinte invece il rosa della veste della prima figura sulla sinistra richiama il manto imperiale, non a caso essa rappresenta il Padre. Il rosso della figura centrale è il colore del sacrificio ed è simbolismo che appartiene al Cristo Redentore, il verde rappresenta la vita, vita che è dono dello Spirito e“rinnova la faccia della terra” ovvero il pavimento sul quale regna la SS. Trinità. Tutte e tre le figure indossano il manto blu ovvero il colore della divinità e delle verità eterne. La stola dorata indossata dalla seconda persona della trinità è simbolo del sacerdozio regale, il figlio al quale il Padre ha donato ogni potere.

Entrando nel vivo della rappresentazione vediamo come il Padre con un cenno della mano (tipico gesto benedicente) sembra esprimere un comando, richiamando l’attenzione del figlio alla coppa al centro del tavolo che contiene simbolicamente l’agnello sacrificale. Il Figlio accetta la volontà del Padre che è quella di farsi cibo e bevanda di salvezza per l’umanità, benedice ma chiede l’assistenza dello Spirito; questi posando la mano sul tavolo esprime consenso alla volontà del Padre e del Figlio e riporta l’attenzione alle due prime figure trinitarie con un leggero piegarsi verso di loro.
Sul lato posteriore del tavolo vi è una piccola rientranza rettangolare, è la finestra dell’altare il luogo dei Santi martiri che ad imitazione di Cristo offrono la vita per la salvezza del mondo. Alle spalle delle tre figure vediamo un edificio che è richiamo della Chiesa, l’albero (quercia di Mamre) simbolo del legno della Croce e la montagna luogo del silenzio e di incontro con Dio.

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